LSD – LO SAPEVI DI…ERNEST HEMINGWAY

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LSD – lo sapevi di è una nuova rubrica che si occuperà di alleggerirvi la giornata, e magari anche lo studio, con dei simpatici aneddoti su scrittori famosi, personaggi storici, ma anche cantanti ed attori.

Il nostro scopo è quello di rendere più piacevole la figura di alcuni personaggi che vi saranno apparsi pesanti durante gli studi. Qua ci soffermeremo sui lati e le personalità divertenti di questi personaggi di cui sicuramente i vostri professori non vi parleranno mai.

Oggi in LSD – lo sapevi di si parlerà Ernest Hemingway, celebre scrittore e giornalista statunitense, che tutti avrete avuto la possibilità di conoscere tra i banchi di scuola. Il suo libro più famoso è senz’altro il vecchio e il mare, che diede la possibilità all’autore di vincere il nobel per la letteratura.

Questo favoloso romanzo nasce dalla forte passione dello scrittore per il mare.

Ad Hemingway non piaceva soltanto il mare, era un vero appassionato di pesca, oltre che di caccia, e già questo appare sorprendente per un personaggio conosciuto comunemente come iracondo e famoso per il suo essere irrequieto.

Image uploaded fromddd iOS (2)Era proprietario di una barca chiamata ‘Pilar’ con la quale lo scrittore era solito andare a pesca al Marlin e al barracuda; e l’aneddoto di oggi ci arriva proprio da qui, dalle parole del comandante della sua barca Gregorio Fuentes.

Hemingway era proprietario di una casa a Cuba e le sue battute di pesca si svolgevano nel braccio di mare compreso tra Cuba, appunto, e la Florida. Un giorno insieme all’inseparabile amico e comandante Fuentes, invitarono il poeta Archibald McLeish a salire a bordo della Pilar, ma non fu una giornata fortunata.

Dopo un’intera mattinata passata a cercare di prendere qualche pesce con scarsi risultati, Hemingway stizzito ed arrabbiato decide di scansare dal timone Fuentes per dirigersi verso un’isola disabitata. Qui fece scendere senza troppi complimenti l’amico McLeish, ritenuto la causa della pesca infruttuosa a causa delle “numerose stupidagini dette” ed “il suo ruolo da iettatore”.

Abbandonato sull’isolotto il poeta, Hemingway si diresse come se niente fosse verso le isole Key per continuare la sua giornata di pesca in tranquillità. Fu solo grazie a Pauline, la seconda moglie dello scrittore, che in serata Hemingway tornò indietro con Fuentes e la Pilar a recuperare il povero McLeish.

LE 5 TIPOLOGIE DI TESINE DEGLI STUDENTI IN VISTA DELLA MATURITA’

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In questa classifica vedremo quali sono le 5 tipologie di tesine che gli studenti preparano in vista della maturità.

Che sia una tesina di maturità del liceo scientifico, liceo classico o alberghiero poco importa, l’importante è azzeccare e prevedere quello che i prof vogliono da te.

L’orale è alle porte, l’ansia sale, le tesine sono ormai tutte  pronte da tempo e ora stai studiando un discorso per far filare tutto liscio come l’olio.

Sai che è l’unica opportunità per far tacere, se pur momentaneamente, i professori e le loro domande scomode, e che questa tesina potrebbe anche essere la tua unica chance per figurare bene all’orale.

È una partita a scacchi la tesina in vista dell’orale, la devi preparare in modo che già saprai quale sarà la prossima mossa o domanda del professore.

E allora andiamo nel dettaglio e vediamo 5 tipi di tesine, ci sono quelle buone e quelle meno buone, la tua quale sarà?

 1. LA SCONTATA

Image uploaded from iOKKSE’ la classica tesina che hai trovato su internet, risale al 1975 e probabilmente tuo padre o tua madre avevano in classe qualcuno che la fece identica. Magari anche bella, ma una di quelle che i professori non riescono più a sentire ed al quinto minuto di interrogazione ti bloccano per passare alle domande.

Old But Gold.

 2. L’ORIGINALE:

Image uploaded from iOSProfessori finalmente soddisfatti. In 5 anni non hai mai sorpreso nessuno, ma questa volta sulla tesina hai puntato tutto e ti va anche di lusso: “questo sì che è bravo” si avverte la voce in lontananza di un prof esterno; da lì tutto in discesa, tronfio ed orgoglioso finirai di esporre la tua creazione ed anche se alle domande poi farai scena muta cosa importa?! HaiFattoCentro.

3. QUELLA CHE PIACE AGLI INTERNI E NON AGLI ESTERNI:

Image uploaded from iOSKLa disdetta più grande che puoi ricevere; tutti i tuoi professori che ti conoscono da anni la adorano, ma quando la presenti agli esterni qualcosa va storto. Chi non la capisce, chi la pensa banale, chi pensa che ti abbiano aiutato. È forse il più grande rischio che si può correre, ma in fondo è del tutto soggettivo.

Ogni scarrafone è bello a mamma sua.

4. QUELLLA COLLEGATA MALE:

COLLEGAT AMLESarebbe magari anche una buona tesina, ma hai toppato qualsiasi collegamento delle materie e rischia di essere non capita. Hai voluto far di testa tua, i professori te l’avevano detto di correggerla, ma tu eri convinto del tuo capolavoro e non hai cambiato una virgola. Professori annoiati ti faranno poi domande sui collegamenti che non hai azzeccato. Genio incompreso.

5. LA RISCHIOSA:

RISCHIOSATu non la copi, tu non vuoi sentire cosa hanno da dire a riguardo amici, parenti e professori, questa volta vuoi farcela con le tue forze. Andrà bene? Andrà male? Ai posteri l’ardua sentenza, tu per lo meno sarai sicuro di avercela messa tutta e di avere provato ad essere originale, anche se non sempre tutto va come speriamo.

Rischia tutto.

I 5 TIPI STUDENTE CHE ARRIVANO ALL’ESAME ORALE DELLA MATURITA’

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È il grande giorno, sembra l’ultima scena di un film che va avanti da 5 anni, è il momento dell’esame orale; non è il momento di guardarsi indietro però, gli amici, le esperienze, i professori saranno tutte cose da ricordare, ma non ora.

In questo momento ci sei tu, solo davanti ad un plotone di professori più agguerriti che mai. La loro bocca è un fucile pronto a far partire dei proiettili che tu dovrai saper abilmente schivare.

Qua non ci sono suggerimenti, non ci sono scopiazzate. Qua si deve far riaffiorare tutte le vecchie interrogazioni, gli escamotage, l’astuzia. È arrivato il momento dell’ultimo e più temuto step del liceo: l’esame orale della maturità.

Qui di seguito una classifica di 5 studenti e di come arrivano all’orale della maturità: c’è chi sta bene, c’è chi sta peggio, ma il comune denominatore è farla finita una volta per tutte.

#LA FORMICA

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E’ il classico bravo studente, si è preparato tutto l’anno per arrivare a questo momento nel miglior modo possibile. Già da novembre preparava riassunti dettagliati di tutte le materie. Da giugno le cicale in difficoltà si rivolgono a lui ed al suo ampio archivio di conoscenze scritte nere su bianco. La formica potrebbe benissimo alzare un business clandestino che in vista dell’estate lo porterebbe ad avere più potenza economica degli USA permettendogli così di mettere a segno una combo maturità-vacanza estiva invidiabile. Ottima tattica.

#IL FORTUNATO

PHOENIX, AZ - NOVEMBER 27: Stephen Curry #30 of the Golden State Warriors shoots a free throw during the game against the Phoenix Suns on November 27, 2015 at U.S. Airways Center in Phoenix, Arizona. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2015 NBAE (Photo by Barry Gossage/NBAE via Getty Images)

Lo studente fortunato è quello che ha viaggiato per 5 anni costantemente su una media che va dal 6 al 6.5; il classico studente “è bravo ma non si impegna”, invece allo scritto sorprende tutti – probabilmente anche se stesso – e mette a segno un quantitativo di punti che neanche Curry in una gara di triple contro Maurizio Costanzo. Si siede all’esame orale con una base di punti tra il 50 ed il 60 e adesso per lui è tutto in discesa. 23.

#IL CENTOMETRISTA

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E’ lo Usain Bolt dello studio estivo. È quello che più di tutti ha preso sotto gamba la maturità, a dire il vero è quello che prende sotto gamba qualsiasi cosa, probabilmente la vita intera, ma dopo la terza prova qualcosa scatta in lui: e allora al colpo di pistola parte e non si ferma più, inizia a studiare come non ha mai fatto in tutta la sua vita, grazie anche all’aiuto degli appunti del suo amico formica che gli salva l’orale della maturità. Meglio tardi che mai.

#LO SPACCIATO

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Il povero spacciato, in ogni classifica ce n’è uno. Che dire di lui, sempre rimandato, ogni estate nelle roventi aule scolastiche si è dovuto sorbire altre chiacchiere dei prof come se tutto l’anno non fosse bastato. È ormai abituato, ma quest’anno è stato graziato ed ammesso alla maturità con il minimo indispensabile. Gli scritti neanche vanno un granché e totalizza se tutto va bene 25 punti. Serve un miracolo o un esame orale perfetto, ma lui è abituato a giocarsela all’ultimo respiro. Faccio il tifo per te.

#IL ROSICONE

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Povero ragazzo, come esiste il “fortunato” purtroppo esiste anche lo sfortunato. È lo studente che è nella fascia medio-alta, mai rimandato e con una media apprezzabile, ma al momento degli scritti qualcosa non va e non riesce a totalizzare il numero di punti che avrebbe desiderato.

Ed ecco così che inevitabilmente inizia la rosicata, prima se la prende con il secchione, poi con i prof, successivamente con se stesso, ed infine inevitabilmente se la prende con il suo antagonista per eccellenza “il fortunato” che di tutta risposta lo sbeffeggia. Il rosicone ora si trova davanti ad un bivio: studiare per fare l’esame orale di maturità perfetto o altrimenti accontentarsi di un immeritato 60. BadLuck.

LA TERZA PROVA E ANDATA: SI NAVIGA VERSO LA LIBERTA.

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E con oggi anche la terza prova è andata. Magari è andata male, però è andata.

Si naviga a vele spiegate verso la libertà. La festa è vicina.

Dopo 5 anni di arrampicate sugli specchi si avvicina l’ultima e più difficile vetta da scalare, a suon di giri di parole e sorrisi affabili: l’esame orale. Occhio. Potrebbe essere ancora più infame della terza prova.

Bisogna essere pronti a tutto, dominare la paura e preparare le munizioni.

Sono giorni di caldo, ansia e improperi.
Sono giorni di spionaggio 24h per capire quali saranno le domande dei prof. e in che aula si terrà l’esame, così da piazzare un suggeritore munito di cartelloni fuori dalla finestra.

Ti senti in colpa perché stai cazzeggiando al telefono? Tranquillo, l’articolo non è tanto lungo.

E da un anno che dici: “adesso mi metto a fare la tesina”, ma diciamoci la verità: sei disperato perché manca una settimana all’orale e ancora non l’hai finita.
Magari hai anche trovato un argomento originale come la morte, i cambiamenti climatici o l’addio di Totti.

Poi dici che i prof. sono stronzi.

Anni di battaglie, suggerimenti, note sul registro, ansia e libri scolastici.

Anni di entrate in seconda, assemblee, pizzette rosse e compagni di banco.

Gli anni in motorino sempre in due, direbbe Max Pezzali.

Con quest’esame sarai fuori (si spera 😊 ) dal mondo del liceo. Ormai manca poco: qualche notte insonne e sarà tutto finito; la felicità potrebbe essere a un passo.
Sicuramente a un passo c’è l’estate, il mare e la festa.

Quando uscirai da quell’aula per l’ultima volta, abbraccerai forte il tuo compagno di banco (se si è svegliato per venirti a vedere), tua mamma, tuo papà e tua nonna e tutti quelli che troverai fino al cancello di scuola, soprattutto la mitica bidella del piano che durante la terza prova è entrata facendo domande a casaccio per distrarre la prof.
Ci sono momenti indescrivibili e questo sarà uno di quelli.

Probabilmente il giorno dopo ti sveglierai senza memoria in spiaggia con la faccia graffitata, a dimostrazione del fatto che adesso, finalmente, sei una persona matura.
Il sole sarà alto in cielo a splendere sui fortunati che hanno finito l’esame di maturità.

una notte da leoni

Adesso però concentrati e torna a studiare che l’esame orale è alle porte ed è meglio non farsele chiudere in faccia.

Mi raccomando ragazzi, in bocca al lupo a tutti e, come sempre, rompetegli il culo!
Nessuno potrà fermarvi nella vostra corsa verso la libertà.

FINANZIAMENTI START UP : CROWDFUNDING COS’È ?

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Stai dando vita a un progetto o vuoi aiutare un amico che ne sta realizzando uno?  In fase di finanziamenti start up può essere importante capire il crowdfunding cos’è . Trovare finanziamenti start up , in Italia, può essere davvero complicato, soprattutto per i giovani e per questo potresti essere arrivato a chiederti: il crowdfunding cos’è ?

Crowdfunding significa letteralmente “finanziamento dalla folla” ed è proprio in ciò che esso consiste.

Come capiremo in seguito, il bello sta nel fatto che piuttosto che di un finanziamento si tratta di una vera e propria donazione – nel caso del “reward crowdfunding”, che è il modello più diffuso e di cui parleremo in quest’articolo, o del “donation crowdfunding”; invece, tramite l’ “equity crowdfunding” in cambio della cifra raccolta bisogna corrispondere una certa percentuale dell’attività finanziata.

– FINANZIAMENTI START UP

Prima ancora di andare ad illustrare nei dettagli il crowdfunding cos’è, cerchiamo di capire qual è lo scenario dei finanziamenti start up (che per certi aspetti coincide anche con quello dei prestiti personali).

Per una start up trovare dei finanziamenti può essere davvero complicato e le strade che si profilano possono essere quattro:

1) Ricorrere a risparmi personali o a prestiti di amici e parenti (a meno che non siate già ricchi, questo metodo può essere utile soltanto per lo slancio iniziale);

2) Richiedere prestiti ad istituti di credito (pressoché impossibile senza solide garanzie reddituali e patrimoniali);

3) Trovare degli investitori privati, o angel investors, interessati ad acquisire quote societarie in cambio di un finanziamento (forse l’unico modo per cominciare “alla grande”, seppur rinunciando alla propria autonomia e indipendenza).

4) Partecipare a bandi messi in atto dalle regioni o dall’unione europea (QUI maggiori info https://europa.eu/european-union/about-eu/funding-grants_it ) per ottenere dei finanziamenti (anche a fondo perduto).

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IL CROWDFUNDING COS’ È

All’interno di questo scenario dei finanziamenti start up il crowdfunding potrebbe profilarsi come una quarta via.

Ma il crowdfunding cos’è esattamente?

Se avete un’idea di business, una start up, un’azienda, ma anche – o forse soprattutto –  un progetto personale, come ad esempio la produzione di un cd, di un film o un’attività di utilità sociale e non riuscite a trovare i finanziamenti di cui avete bisogno per portarlo avanti, potete chiedere aiuto alla comunità.

Quale comunità?

Per rispondere alla larga, potremmo anche dire la comunità umana, un’enorme rete di persone, tenuta saldamente unita dai rapporti umani, sociali ed economici. Ma forse sarebbe troppo bello.

Le piattaforme di crowdfunding sono grandi comunità di utenti, generalmente propensi a “finanziare” qualsiasi tipo di attività.

Come funziona il crowdfunding?

Chi necessità di finanziamenti start up, di una somma di denaro per realizzare la propria iniziativa o anche soltanto una parte di essa, può iscriversi ad una qualsiasi piattaforma di crowdfunding come, ad esempio Eppela (una delle maggiori in Italia).

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Una volta effettuata l’iscrizione si può creare un nuovo progetto.

Innanzitutto si scelgono il titolo, il traguardo da raggiungere – ossia la cifra che si desidera raccogliere – e un limite di tempo per la campagna che, solitamente, può variare dai 15 ai 90 giorni.

La tipologia più diffusa è quella del “tutto o niente”:
se entro la data di scadenza della campagna si è raggiunto l’obiettivo, raccogliendo la cifra stabilita, essa viene trasferita sul conto collegato al progetto (una percentuale viene solitamente trattenuta dalla piattaforma che lo ha ospitato).

In caso contrario i soldi vengono restituiti ai rispettivi donatori e la campagna si conclude con un “nulla di fatto”.

Questi aspetti sono fondamentali per capire il crowdfunding cos’è e se davvero può fare al caso vostro.

Si continua descrivendo la propria idea, il proprio sogno e, se si tratta di un’attività già avviata, i traguardi finora raggiunti.

Si prosegue entrando maggiormente nei dettagli, spiegando la propria storia, la situazione attuale del progetto e per che cosa effettivamente si ha bisogno di un finanziamento. Solitamente si arricchisce il tutto con immagini, in modo da metterci la faccia e da mostrare agli utenti (eventuali donatori) qualcosa in più.

Molte piattaforme richiedono l’inserimento di un breve video (2-5 minuti) di presentazione, che spieghi brevemente chi siano i creatori del progetto, in che cosa consista il progetto, a che cosa serviranno i soldi eventualmente raccolti e perché si sia deciso di ricorrere al crowdfunding.

Nel caso del crowdfunding “reward based” il creatore del progetto stabilisce diverse ricompense che saranno inviate ai donatori, a seconda della cifra donata (che generalmente, in questo caso, varia dai 5€ ai 500€ ma può essere anche molto superiore se si incontrano donatori “generosi”).

Ad esempio, se si chiede aiuto per produrre un film si può proporre come ricompensa una copia omaggio in dvd o un invito alla presentazione ufficiale.

Le ricompense sono uno degli aspetti fondamentali all’interno di una campagna: vanno scelte accuratamente, devono essere appetibili per i donatori ma anche a “portata di mano” per il creatore del progetto.

Naturalmente è molto importante ricorrere anche alla propria comunità di utenti, sostenitori, amici e parenti e pubblicizzare il più possibile in rete e sui social ma anche a livello personale, la campagna di crowdfunding.

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Nonostante la campagna possa non andare a buon fine, parteciparvi porterà comunque dei vantaggi, il primo dei quali è la visibilità ottenuta.

Purtroppo, in Italia, siamo ancora lontani dalla “mentalità del crowdfunding” ed è più facile riuscire a finanziare piccoli progetti (cifre fino ai 10.000 €) piuttosto che ottenere finanziamenti start up che possano concretamente servire a lanciare la propria idea sul mercato cosa che, invece, avviene in molti altri paesi tramite piattaforme come KickStarter.

In ogni caso, una volta capito il crowdfunding cos’è , si può cercare di sfruttare questo fantastico strumento a proprio vantaggio, anche in ambito di finanziamenti start up .

Qualcosa, comunque, si sta muovendo e speriamo di poter vedere una grande crescita di questa realtà anche in Italia, dove è così difficile per le imprese ottenere credito tramite le vie tradizionali.

Tutti possiamo contribuire alla realizzazione dei nostri sogni, potrebbe bastare una piccola donazione!

LA RISPOSTA DI FIORELLO A LSD

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In seguito alla Lettera Aperta di LSD a Rosario Fiorello, da noi inviata per esprimere le nostre rimostranze riguardo la chiusura pasquale dell’Edicola Fiore, questa è stata la risposta di Fiorello – o, meglio, non lo è stata, e quindi ci siamo risposti da soli :

“Cari ragazzi di LSD,

Come si dice a Milano “avete scassato la minchia”.

Non ho potuto dirvelo prima perché la mia pagina è gestita da Luigi Del Neri che, a volte, fa fatica con la comprensione del testo. Ma andiamo avanti.

Co ‘sto nome venite a dirmi che “non è morale” andare in vacanza una settimana prima di pasqua?

Sono dispiaciuto che abbiate dovuto svegliarvi all’alba ma è un buon allenamento, semmai un giorno dobbiate andare a zappare.

Non escludo che facciate uso di sostanze psicotrope, dato che era da ben 3 giorni che in trasmissione annunciavamo la data di chiusura. Come direbbe Franco Battiato “Voi non capite una minchia di niente”.
O forse stavate al mare, infingardi (VOI).

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Vi auguro di ascoltare per intero un concerto del maestro Cremonesi.

Ho provato a convincere la Sindaca Raggi a far rimuovere e demolire il furgone LSD, che impedisce la vista del traffico, ma dice che bisogna rispettare tutti. E poi a Meloccaro piace, quindi mi tocca vederlo tutti i giorni; ma l’anno prossimo torniamo a Corso Francia.

p.s. : portatemi sta maglietta che me la metto sopra al bikini.”

SE DOVETE VIAGGIARE ALZATEVI ALL’ALBA. SOLO COSI CAPIRETE LA VITA.

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Da Ascoltare Leggendo L’Articolo.

 

I palazzi frastagliano il cielo ancora buio e le antenne sfiorano le stelle.

Alba Urbana.

Strade percorse da viaggiatori vagabondi, o da poveri uomini.

Serrande semichiuse, turni di lavoro semiaperti; scalinate di rugiada si arrampicano tra la stazione e l’asfalto.
I treni dormono ancora.
È grande, la stazione. La sua architettura domina l’isolato e infrange lo spazio.

La Luna è sospesa, e i nostri passi pure. Tra la Notte e il Giorno, in un’Alba Urbana che sembra volersi tenere il Mondo, per non farlo precipitare nuovamente nel Caos metropolitano.

Un barbone mi guarda con occhi antichi e privi di vergogna. Sono gli occhi della città.

C’è un piano nel corridoio della stazione, ma nessuno che lo suona. L’Alba richiede Silenzio.

Il tabellone delle partenze ci parla del Giorno, dei Luoghi in cui ancora non siamo stati; in cui vorremmo essere, soltanto per non essere Qui.
Scritte arancioni su fondo nero racchiudono il Futuro.

Siamo tutti nello stesso posto ma non c’è nessuno che possa dire come ci siamo arrivati.
Questo è il segreto di ogni viaggiatore.

La stanchezza è seduta con noi, sulle nostre gambe, dentro ai nostri cuori.

La finestra della stazione è proiettata sulle Stelle, ma non ci sono scale mobili che possano condurci nella Galassia.
Qui si manifesta l’essenza del Viaggio.

Una corsa senza meta tra le stazioni del Mondo, senza nessuna Famiglia che ci possa accogliere.
In qualche modo la vita ci ha diseredati, ma in quest’Alba Urbana possiamo ritrovare i nostri sogni.

Da cosa stiamo scappando?

Il tabellone ci indica il binario in cui recarci; lì c’è un altro pezzo di vita, come quel pianoforte nel corridoio della stazione.

Sorridiamo. Ci sentiamo leggeri, irresponsabili.

Abbiamo dimenticato il nostro Passato e scendiamo verso il binario numero 16.
Al numero 15 due ragazzi si baciano tra le colonne, davanti la linea gialla, e un vecchio fuma l’ultima sigaretta dell’alba.

Saliamo sulla carrozza numero 10; un barbone ci guarda partire e socchiude gli occhi.

Vede il Giorno susseguirsi ancora una volta a quest’Alba Urbana e per un attimo afferra il segreto dell’Esistenza.

Avventure di Viaggio – Norvegia: quando il pesce si burla di te.

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Se volete mangiare del pesce veramente buono dovreste andare in Norvegia.
Salmone, foca, merluzzo ed anche la tanto discussa balena che poi, alla fine, sa semplicemente di fegato.

Se non avete voglia di studiare ma nemmeno di andare a zappare, potreste anche provare a imbarcarvi su un peschereccio tra i mari del nord, sarebbe una bella esperienza.

Noi non siamo partiti per nessuno dei due motivi ma stiamo attraversando tutta la Norvegia e, per un tratto, il pesce è stato il nostro compagno di viaggio.

Dopo 13 giorni di viaggio tra treni e bus, con lo zaino in spalla, arriviamo a Tromso, città sul mare quasi all’estremo nord della Norvegia.
Sono le 7:00, abbiamo ancora qualche ora prima del prossimo bus, che ci porterà ad Alta, sempre più vicino a Capo Nord: l’estremità d’Europa.

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Girando come vagabondi e senza nulla da fare arriviamo in una grande piazza vicino al porto, dove i pescatori ogni giorno vendono pesce appena pescato.

La curiosità e la fame ci portano a camminare tra i banchetti e iniziamo a conversare con un pescatore. Sembra una gara a chi parla peggio l’inglese ma sforzandoci di intuire che cosa ci stia facendo assaggiare, capiamo che si tratta di foca cruda (che era cruda si vedeva, certo).

Alla fine compriamo del merluzzo.

Siamo felici, finalmente mangeremo del buon pesce. Crediamo che sarà la nostra cena, stasera in tenda, e non ci preoccupiamo minimamente di non avere nessuno strumento per cucinarlo, se non la legna che speriamo di raccogliere.
In qualche modo ci riusciremo, come abbiamo fatto fin ora, anche perché non abbiamo nient’altro da mangiare.

Sono le 14:00. Saliamo sul bus e da veri romani occupiamo, in due, i cinque posti sul fondo.
A nostra discolpa possiamo dire che i bus sono l’unico sprazzo di comodità in un viaggio del genere.

Poggiamo i nostri zaini, ci togliamo le giacche, mettiamo al sicuro le buste con il pesce e ci sbraghiamo sui sedili.

Sembriamo dei profughi.

Ci sentiamo un po’ osservati (forse si sente odore di pesce) e quindi pensiamo non sia il caso di fare un falò qui sul bus.
Proviamo a riposarci.

D’estate in Norvegia c’è luce anche di notte; alle 3:00 del mattino il chiarore ti permette di vedere quello che hai intorno.
Ora però il cielo è coperto di nuvole e la pioggia ci segue da giorni.

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Alle 21:00 arriviamo finalmente ad Alta ed è piuttosto buio. Ci ricomponiamo e scendiamo dal bus, dove eravamo rimasti quasi da soli.
Siamo leggermente fuori città, praticamente in mezzo al nulla, vediamo solo un hotel e un deposito all’ aperto per i camion e i pullman.
Camminiamo tra le pozzanghere, bagnati dalla pioggia, mentre cerchiamo di decidere che direzione prendere per allontanarci dalla città e trovare un posto adatto a montare la tenda.

Ci accorgiamo praticamente subito che il nostro amato pesce è rimasto sul bus.

Dannazione. Dobbiamo assolutamente recuperarlo.

Siamo due testardi e non possiamo certo rinunciare a qualcosa che già avevamo pregustato.
Leggiamo sulla fermata il numero telefonico della linea dei pullman e proviamo a chiamarlo per reclamare il nostro pesce.

Segreteria in Norvegese.

Corriamo verso il deposito pullman per vedere se il nostro bus è stato portato lì; ne vediamo tanti, tutti chiusi, non c’è anima viva. Continuiamo a girovagare per guardare meglio, nella speranza di riuscire a recuperare la nostra cena.

Proviamo a chiedere dentro l’hotel per sapere se ci sono altri modi di contattare la centrale dei pullman, ma nessuno sa come aiutarci.

Siamo sicuri che stasera l’autista cenerà a base di pesce. Maledetto.

Adesso dobbiamo mettere da parte la nostra testardaggine e capire dove passare la notte. Ci rimettiamo in cammino, la pioggia tra i capelli, verso non si sa dove.

Dopo tanti passi a vuoto riusciamo a trovare la direzione giusta per allontanarci dalla città.

Continuiamo a camminare nella semioscurità e ci ritroviamo a passare a fianco a un cimitero.
Sembriamo essere gli unici esseri viventi in questo spicchio di mondo e, avvertendo una leggera inquietudine, acceleriamo il passo.

Siamo sconfortati e arrabbiati.

Dopo un’ora raggiungiamo un promontorio che dall’alto si staglia sul porto di Tromso; forse qui troveremo un posto tranquillo tra gli alberi per montare la tenda.

Ci fermiamo a guardare giù in basso: il mare, le navi, le luci della città. Siamo stanchi e bagnati ma la vista è bella.

Camminiamo ancora un po’ finché non vediamo uno spiazzo di prato con qualche albero; lì ci fermiamo perché non abbiamo la forza di proseguire oltre.
In realtà non siamo in mezzo alla natura, come vorremmo, ma semplicemente nel giardino antistante la casa di qualcuno, di cui riusciamo a scorgere il profilo e le luci guardando oltre gli alberi.

Pensiamo che lì dentro qualcuno starà per coricarsi in un comodo letto, con la pancia piena.

Ci ripariamo sotto gli alberi e cominciamo a montare la tenda. Ci sono insulti per tutti: per la tenda, per la pioggia, per noi stessi; la stanchezza amplifica il malumore per le condizioni avverse.
Con molta difficoltà riusciamo finalmente a montarla e ad entrare dentro, portando con noi acqua, terra e fogliame, che adesso sporcano il nostro “letto”.

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Mangiamo un pezzo di pane e ci addormentiamo.

Tanto con questa pioggia non avremmo mai potuto accendere il fuoco.

Il pesce si è preso gioco di noi facendosi prima desiderare e poi rimanendo sul bus, ora la notte scende ad abbracciarci e prova a toglierci di dosso la frustrazione.

 

Non ritroveremo mai più il nostro merluzzo ma avremo la nostra rivincita e ci nutriremo dei suoi parenti non appena ne avremo la possibilità, questo è poco ma sicuro.