I 5 TIPI DI VACANZE ESTIVE

Ora che anche i maturandi si sono maturati, l’estate è arrivata per tutti e con essa i 5 tipi di vacanze estive. Vediamo quindi questi 5 tipi di vacanze estive, cercando anche di dare consigli per un viaggio da soli o in compagnia a chi di fantasia non ne ha!

#MARE

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Un grande classico delle vacanze estive. Caraibico, mediterraneo, artico, antartico: ce ne è per tutti i gusti. Le sue parole d’ordine sono divertimento, libertà e spensieratezza. Ma il mare è anche ore e ore di seduta solare per cercare di acquisire la tanto agognata tintarella, con ustioni assicurate i primi giorni. Insomma, paradiso e inferno: il suo gusto agrodolce lo inserisce di regola nella classifica dei 5 tipi di vacanze estive!

#COLLEGE

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“Mamma, posso andare a studiare inglese al college?” “Certo!”. Eh sì, è proprio questa la scusa per ottenere le classiche due o tre settimane in Inghilterra o in Irlanda. Al ritorno a casa, zero inglese ma tante emozioni che restano nel cuore e tante storie da raccontare: amori, cotte, baci proibiti e lo spadroneggiare tipico italiano all’interno del college (il massimo della romanticità).

Insomma, vivere nel college è un’esperienza unica e per questo motivo entra automaticamente nella classifica dei 5 tipi di vacanze estive!

#INTERRAIL

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Che dire? L’interrail è il viaggio dell’amicizia. Proprio così: non c’è modo migliore di consolidare un’amicizia che girare vari stati stando a stretto contatto l’uno con l’altro. Anche qui un turbinio di emozioni uniche che porterete tutte con voi al ritorno, sempre tristissimo, a casa: vi mancheranno persino le litigate con i vostri compagni d’avventura. Terribilmente. Assolutamente uno dei migliori 5 tipi di vacanze estive.

#CITTA’

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E’ questa la meta più ambita dagli amanti della cultura (o da chi si spaccia tale agli occhi della mamma).  Prendiamo Amsterdam, presa d’assalto da moltissimi italiani ogni anno: il museo Van Gogh, il Rijksmuseum con la sua incredibile collezione di arte fiamminga, l’Hermitage dedicato alla storia russa e molto altro. Quale miglior alibi per nascondere al proprio genitore lo spasso delle coffee houses? Nessuno. Di diritto nella classifica dei 5 tipi di vacanze estive.

#MONTAGNA

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La vacanza del filosofo, dell’intellettuale e dell’eremita. Di chi cerca la propria identità e il proprio ego, di chi cerca l’elevazione spirituale e il raggiungimento del nirvana tramite l’annullamento del corpo. Oppure di chi cerca rimorchiare atteggiandosi a filosofo o intellettuale. Spesso è prevalente la seconda categoria!

VIAGGIO DI MATURITA’: COME OSARE!

People talking in vans on beach

Quando avrete finito gli esami potrete finalmente tuffarvi a pieno nelle vostre vacanze estive, e l’unica cosa di cui dovrete preoccuparvi sarà organizzare il viaggio di maturità.

Per evitare di cadere nel classico “Mamma posso andare a Mykonos?”, ci sono diverse alternative per il viaggio della maturità, o meglio della vita perché il viaggio di maturità ve lo ricorderete per sempre.

Potreste non conoscerle ma ci sono davvero tante diverse alternative (a volte anche molto più economiche!) alle classiche Ios, Kos, Mykonos, Formentera, e Palma per il vostro viaggio di maturità.

#INTERRAIL

Avete tra i 12 e i 27 anni? Bene, prendete uno zaino grande, deve pesarvi sulla schiena. Prendete 4 o 5 amici, decidete un percorso in giro per l’Europa: potrete andare sul classico (le principali capitali europee) o percorsi più insoliti concentrandovi sulle piccole cittadine d’Europa.

Prenotate il vostro biglietto che vi permetterà di viaggiare in giro per tutto il continente per i Interrailgiorni che desiderate (info:  https://www.interrail.eu/it ). Se volete concentrarvi su un unico paese potrete scegliere anche un biglietto che vi permette di girare in lungo e largo per il paese che avete scelto.

Il divertimento è assicurato, avrete modo di vedere posti meravigliosi ad un costo contenuto zompando da un ostello all’altro e conoscendo davvero tanta gente che è in viaggio proprio come voi e con cui potrete condividere birre e risate in giro per l’Europa.

Faccio un po’ il tifo per questo tipo di viaggio, è anche un buon modo per mettere alla prova la propria organizzazione da “MATURI”!!

#ITALIA

Sicilia-2A cosa serve allontanarsi tanto se abbiamo luoghi meravigliosi nel nostro paese e neanche li conosciamo?

Se siete amanti della natura e della ruralità concentratevi nel Sud Italia: personalmente vi consiglio la Sicilia, regione dall’aroma aspro e dolce allo stesso tempo, ricca di storia, posti nascosti e particolari, di buon cibo e buon vino.

Se ricercate un po’ più di vida loca oltre alla bellezza naturale e relax, fatevi un giro in Puglia: il Salento potrebbe essere la soluzione giusta per il vostro viaggio di maturità: spiagge caraibiche e movida; non sottovalutate anche un bel giro nel Gargano.

#ON THE ROAD

Partite senza meta, o meglio programmate giusto il minimo. Scherzi a parte, trovate qualche amico folle con cui partire, affittate un pulmino e vacanza-on-the-road-1mettetevi in strada, un po’ come Basilicata Coast to Coast.

Andate dove tira il vento, io vi consiglierei la Sardegna o la Corsica, il mare sarà il vostro compagno e potrete fare un viaggio un po’ più hippie di altri. Per il pulmino se ne avete la possibilità affittate un bel Volkswagen T2, sempre che abbia dei costi accessibili. Se siete musicisti caricate su la chitarra e la sera fermatevi nelle piazze dei luoghi che visitate per strimpellare qualche canzone con i passanti, sperando di racimolare qualche spiccio per la benzina.

Insomma, osate! Perchè i ricordi che arricchiranno il vostro bagaglio renderanno epico il vostro viaggio di maturità.

Questi consigli non escludono che voi possiate scegliere mille altre tipologie di viaggio della maturità, sbizzarritevi in qualsiasi modo, dalle scelte più classiche a quelle più strambe, basta che la parola d’ordine sia VACANZA!

Buon viaggio maturandi!

EVENTI IN BUS, NUOVA FRONTIERA PER I CONCERTI IN TRASFERTA

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Vi è mai capitato di dover rinunciare ad andare al concerto di uno dei vostri idoli musicali perché non trovavate alcuna risposta al “E mo come faccio? Chi c’ha i soli pure per dormire fuori?”?

Tutto, ormai, è possibile con EVENTI IN BUS.

bus-concertiI concerti hanno un costo, figuriamoci quelli in trasferta. Treni, ostelli, alberghi e biglietto per il live, spesso si raggiunge quasi il costo di un vero e proprio viaggio. E poi il tempo, volano almeno un paio di giorni… e se avete gli esami? Panico.

No, non disperate.

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Mi sono trovata in questa situazione di apparente caos forse troppe volte, ma da qualche anno a questa parte ho trovato una valida soluzione al problema, che non capisco ancora perché, non è conosciuta da tutti i veterani dei concerti in trasferta.

La soluzione si chiama EVENTI IN BUS. In realtà è la cosa più intelligente che si potevano inventare, si tratta di un servizio autobus che vi porterà e vi riprenderà (in base alle vostre esigenze) fuori dal palazzetto/arena/ippodromo in cui avrà luogo il concerto. Potrete richiedere viaggi di sola andata o di solo ritorno. In questo caso è previsto uno sconto del 20% sul prezzo indicato all’interno delle linee.

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EVENTI IN BUS fa fermate in tutta Italia, potrete controllare autonomamente sul sito le fermate della vostra regione e la disponibilità dei concerti che prevedono tale servizio. Normalmente il servizio è talmente efficiente che vi porterà nel luogo del concerto poco prima dell’apertura del concerto.

Avrete un accompagnatore di riferimento, che potrete “disturbare” davvero in qualsiasi momento. EVENTI IN BUS vi riaccompagnerà quindi sani e salvi a casa, senza farvi spendere una miriade di soldi per godervi un live fuori casa. Inutile dirvi che i bus sono forniti di tutto, quelli più nuovi anche di prese per ricaricare il telefono e se vi va bene pure il wi-fi.

Le partenze con EVENTI IN BUS vengono confermate entro una settimana dall’evento, al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti (di solito 20 persone). Inoltre potrete anticipatamente prenotare la vostra corsa lasciando un acconto minimo e completando il pagamento in un momento successivo.

Siete minorenni e viaggiate soli? EVENTI IN BUS pensa anche a questo basterà fare firmare ai vostri genitori o tutori legali un’autorizzazione ed è fatta!

EVENTI IN BUS vi da la possibilità di partecipare a tutti gli eventi che desiderate e vi spiega anche il perché!

VIAGGIO IN GRECIA: LA META IDEALE PER IL VIAGGIO DI MATURITA’

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Solo chi è alle prese con il delirio causato dall’esame di maturità può capire la necessità di andare in vacanza e staccare la spina: il viaggio in Grecia finiti gli esami è un grande classico, vediamo perchè:

Il viaggio in Grecia è negli ultimi anni uno dei più gettonati tra i ragazzi di tutta Italia, che scelgono di partire dopo essersi scrollati di dosso il peso degli esami di maturità.

Isole e spiagge caraibiche, prezzi abbordabili per tutti i portafogli e la certezza di trovare serate e discoteche giornaliere rendono la Grecia “un must” per chi finisce la maturità e non vede l’ora di partire.

Siete alle prese con il dilemma del viaggio post-maturità?  Ecco perché se sceglierete il viaggio in Grecia non ve ne pentirete:

La meta più ambita dai maturandi di tutta Italia è sicuramente Mykonos, la più gettonata e più divertente in assoluto tra le isole Greche.

mykonos discoMykonos è sinonimo di mare mozzafiato e feste in spiaggia fino all’alba ed è inoltre la capitale greca della vita notturna, che porta ragazzi di tutto il mondo a ballare ogni sera in locali come lo SpaceClub o Cavo Paradiso.

A Mykonos ne vedrete di tutti i colori, ma siamo sicuri che vi basterà solo qualche ora per calarvi a pieno nel mood di festa che si respira sull’isola.

Assieme a Mykonos c’è Ios, un’altra isola della Grecia famosa al mondo per la vita notturna.

La gran parte dei giovani che scelgono il viaggio in Grecia hanno come scopo ballare, bere e divertirsi. Complici l’alcool che scorre a fiumi e l’atmosfera di totale libertà ed allegria è facile conoscere nuove persone e finire la serata “in dolce compagnia”.

ios discoDi notte, nelle strade di Ios Town esplode la movida: un fiume di ragazzi entrano ed escono dai numerosi discobar dove si suona ogni genere di musica e si possono bere cocktail molto originali.

Terza isola che ci sentiamo di consigliarvi se state valutando di fare un viaggio in Grecia all’insegna del divertimento è sicuramente Corfù, una delle isole della Grecia più indicate per i ragazzi per la sua movida tra le più intense e interessanti della Grecia.corfu

Le due regine della vita notturna di Corfù sono Ipsos e Kavos. Il lungomare di Ipsos è pieno di localini dove mangiare e bere, ma anche ballare fino a tarda notte: taverne, fast food, pub, discobar e discoteche. Kavos è invece il regno dei ragazzi britannici e Francesi, un ottimo terreno di caccia per chi ama socializzare.

La movida è intensissima: gli alcoolici scorrono a fiumi, e anche qui non è difficile fare nuove conoscenze visto il target di ragazzi che va dai 18 ai 24-25 anni.

Il viaggio in Grecia soddisfa quindi tutte le caratteristiche che cercano i ragazzi dopo lo stress della maturità: sicuramente divertimento senza limiti, un mare caraibico con cui riprendersi dopo le “fatiche” della notte e il buon cibo che in Grecia non manca mai: il tutto a prezzi sicuramente bassi rispetto alle altre mete europee.

Mykonos, Ios o Corfu: non vi resta che scegliere l’isola che più vi ispira e rendere il vostro viaggio in Grecia dopo la maturità uno di quelli che non scorderete mai!

SE DOVETE VIAGGIARE ALZATEVI ALL’ALBA. SOLO COSI CAPIRETE LA VITA.

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Da Ascoltare Leggendo L’Articolo.

 

I palazzi frastagliano il cielo ancora buio e le antenne sfiorano le stelle.

Alba Urbana.

Strade percorse da viaggiatori vagabondi, o da poveri uomini.

Serrande semichiuse, turni di lavoro semiaperti; scalinate di rugiada si arrampicano tra la stazione e l’asfalto.
I treni dormono ancora.
È grande, la stazione. La sua architettura domina l’isolato e infrange lo spazio.

La Luna è sospesa, e i nostri passi pure. Tra la Notte e il Giorno, in un’Alba Urbana che sembra volersi tenere il Mondo, per non farlo precipitare nuovamente nel Caos metropolitano.

Un barbone mi guarda con occhi antichi e privi di vergogna. Sono gli occhi della città.

C’è un piano nel corridoio della stazione, ma nessuno che lo suona. L’Alba richiede Silenzio.

Il tabellone delle partenze ci parla del Giorno, dei Luoghi in cui ancora non siamo stati; in cui vorremmo essere, soltanto per non essere Qui.
Scritte arancioni su fondo nero racchiudono il Futuro.

Siamo tutti nello stesso posto ma non c’è nessuno che possa dire come ci siamo arrivati.
Questo è il segreto di ogni viaggiatore.

La stanchezza è seduta con noi, sulle nostre gambe, dentro ai nostri cuori.

La finestra della stazione è proiettata sulle Stelle, ma non ci sono scale mobili che possano condurci nella Galassia.
Qui si manifesta l’essenza del Viaggio.

Una corsa senza meta tra le stazioni del Mondo, senza nessuna Famiglia che ci possa accogliere.
In qualche modo la vita ci ha diseredati, ma in quest’Alba Urbana possiamo ritrovare i nostri sogni.

Da cosa stiamo scappando?

Il tabellone ci indica il binario in cui recarci; lì c’è un altro pezzo di vita, come quel pianoforte nel corridoio della stazione.

Sorridiamo. Ci sentiamo leggeri, irresponsabili.

Abbiamo dimenticato il nostro Passato e scendiamo verso il binario numero 16.
Al numero 15 due ragazzi si baciano tra le colonne, davanti la linea gialla, e un vecchio fuma l’ultima sigaretta dell’alba.

Saliamo sulla carrozza numero 10; un barbone ci guarda partire e socchiude gli occhi.

Vede il Giorno susseguirsi ancora una volta a quest’Alba Urbana e per un attimo afferra il segreto dell’Esistenza.

Avventure di Viaggio – Norvegia: quando il pesce si burla di te.

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Se volete mangiare del pesce veramente buono dovreste andare in Norvegia.
Salmone, foca, merluzzo ed anche la tanto discussa balena che poi, alla fine, sa semplicemente di fegato.

Se non avete voglia di studiare ma nemmeno di andare a zappare, potreste anche provare a imbarcarvi su un peschereccio tra i mari del nord, sarebbe una bella esperienza.

Noi non siamo partiti per nessuno dei due motivi ma stiamo attraversando tutta la Norvegia e, per un tratto, il pesce è stato il nostro compagno di viaggio.

Dopo 13 giorni di viaggio tra treni e bus, con lo zaino in spalla, arriviamo a Tromso, città sul mare quasi all’estremo nord della Norvegia.
Sono le 7:00, abbiamo ancora qualche ora prima del prossimo bus, che ci porterà ad Alta, sempre più vicino a Capo Nord: l’estremità d’Europa.

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Girando come vagabondi e senza nulla da fare arriviamo in una grande piazza vicino al porto, dove i pescatori ogni giorno vendono pesce appena pescato.

La curiosità e la fame ci portano a camminare tra i banchetti e iniziamo a conversare con un pescatore. Sembra una gara a chi parla peggio l’inglese ma sforzandoci di intuire che cosa ci stia facendo assaggiare, capiamo che si tratta di foca cruda (che era cruda si vedeva, certo).

Alla fine compriamo del merluzzo.

Siamo felici, finalmente mangeremo del buon pesce. Crediamo che sarà la nostra cena, stasera in tenda, e non ci preoccupiamo minimamente di non avere nessuno strumento per cucinarlo, se non la legna che speriamo di raccogliere.
In qualche modo ci riusciremo, come abbiamo fatto fin ora, anche perché non abbiamo nient’altro da mangiare.

Sono le 14:00. Saliamo sul bus e da veri romani occupiamo, in due, i cinque posti sul fondo.
A nostra discolpa possiamo dire che i bus sono l’unico sprazzo di comodità in un viaggio del genere.

Poggiamo i nostri zaini, ci togliamo le giacche, mettiamo al sicuro le buste con il pesce e ci sbraghiamo sui sedili.

Sembriamo dei profughi.

Ci sentiamo un po’ osservati (forse si sente odore di pesce) e quindi pensiamo non sia il caso di fare un falò qui sul bus.
Proviamo a riposarci.

D’estate in Norvegia c’è luce anche di notte; alle 3:00 del mattino il chiarore ti permette di vedere quello che hai intorno.
Ora però il cielo è coperto di nuvole e la pioggia ci segue da giorni.

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Alle 21:00 arriviamo finalmente ad Alta ed è piuttosto buio. Ci ricomponiamo e scendiamo dal bus, dove eravamo rimasti quasi da soli.
Siamo leggermente fuori città, praticamente in mezzo al nulla, vediamo solo un hotel e un deposito all’ aperto per i camion e i pullman.
Camminiamo tra le pozzanghere, bagnati dalla pioggia, mentre cerchiamo di decidere che direzione prendere per allontanarci dalla città e trovare un posto adatto a montare la tenda.

Ci accorgiamo praticamente subito che il nostro amato pesce è rimasto sul bus.

Dannazione. Dobbiamo assolutamente recuperarlo.

Siamo due testardi e non possiamo certo rinunciare a qualcosa che già avevamo pregustato.
Leggiamo sulla fermata il numero telefonico della linea dei pullman e proviamo a chiamarlo per reclamare il nostro pesce.

Segreteria in Norvegese.

Corriamo verso il deposito pullman per vedere se il nostro bus è stato portato lì; ne vediamo tanti, tutti chiusi, non c’è anima viva. Continuiamo a girovagare per guardare meglio, nella speranza di riuscire a recuperare la nostra cena.

Proviamo a chiedere dentro l’hotel per sapere se ci sono altri modi di contattare la centrale dei pullman, ma nessuno sa come aiutarci.

Siamo sicuri che stasera l’autista cenerà a base di pesce. Maledetto.

Adesso dobbiamo mettere da parte la nostra testardaggine e capire dove passare la notte. Ci rimettiamo in cammino, la pioggia tra i capelli, verso non si sa dove.

Dopo tanti passi a vuoto riusciamo a trovare la direzione giusta per allontanarci dalla città.

Continuiamo a camminare nella semioscurità e ci ritroviamo a passare a fianco a un cimitero.
Sembriamo essere gli unici esseri viventi in questo spicchio di mondo e, avvertendo una leggera inquietudine, acceleriamo il passo.

Siamo sconfortati e arrabbiati.

Dopo un’ora raggiungiamo un promontorio che dall’alto si staglia sul porto di Tromso; forse qui troveremo un posto tranquillo tra gli alberi per montare la tenda.

Ci fermiamo a guardare giù in basso: il mare, le navi, le luci della città. Siamo stanchi e bagnati ma la vista è bella.

Camminiamo ancora un po’ finché non vediamo uno spiazzo di prato con qualche albero; lì ci fermiamo perché non abbiamo la forza di proseguire oltre.
In realtà non siamo in mezzo alla natura, come vorremmo, ma semplicemente nel giardino antistante la casa di qualcuno, di cui riusciamo a scorgere il profilo e le luci guardando oltre gli alberi.

Pensiamo che lì dentro qualcuno starà per coricarsi in un comodo letto, con la pancia piena.

Ci ripariamo sotto gli alberi e cominciamo a montare la tenda. Ci sono insulti per tutti: per la tenda, per la pioggia, per noi stessi; la stanchezza amplifica il malumore per le condizioni avverse.
Con molta difficoltà riusciamo finalmente a montarla e ad entrare dentro, portando con noi acqua, terra e fogliame, che adesso sporcano il nostro “letto”.

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Mangiamo un pezzo di pane e ci addormentiamo.

Tanto con questa pioggia non avremmo mai potuto accendere il fuoco.

Il pesce si è preso gioco di noi facendosi prima desiderare e poi rimanendo sul bus, ora la notte scende ad abbracciarci e prova a toglierci di dosso la frustrazione.

 

Non ritroveremo mai più il nostro merluzzo ma avremo la nostra rivincita e ci nutriremo dei suoi parenti non appena ne avremo la possibilità, questo è poco ma sicuro.

Avventure di viaggio – Indonesia: rischiare la fucilazione per un pugno d’erba.

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“Buut-tiaa-moo-lee  giuuuù”

Non pensate che sia la conta per fare le squadre al campetto sotto casa; qui la tensione si taglia a fette. Per davvero.

 

Vedo le dita, la sabbia, il mare, mio fratello, dell’erba. Sto sudando, ma allo stesso tempo una specie di stupida euforia mi rende incosciente rispetto al prossimo futuro.
La possibilità che la mia vita venga messa in gioco sembra remota, quasi uno scherzo, ma tutto potrebbe dipendere dall’esito della conta.

Le dita, la sabbia, il mare, mio fratello, dell’erba.

“Se devo morire per dell’erba che non sia questa merda marrone”

“Fa che non capiti io”

“Se capita un altro vedo morire mio fratello o un amico”

“Non capiterà nulla, qua non c’è nessuno”

“Fanculo. Fa che non capiti io comunque.”

Mio fratello, che è un fottuto ingegnere e quindi è l’unico qua in mezzo che sappia fare i calcoli, mi ha appena puntato il dito contro.

Sono uscito io.

Siamo in uno dei paesi più proibizionisti del mondo, qui lo spaccio di stupefacenti può essere punito con la fucilazione. Il possesso, oltre una certa quantità, diventa automaticamente ai fini di spaccio.

Se volete leggere le storie di persone fucilate guardate qui.

Se volete continuare con la mia avventura dobbiamo fare un passo indietro di qualche ora.

Siamo in Indonesia: io, mio fratello e due amici.

Veniamo da Bali e dopo 10 giorni di viaggio vissuti in modo sano e all’insegna dell’avventura siamo su un aliscafo che ci sta navigando nel piccolo arcipelago delle Gili, di fronte a LomBok: lì c’è il divertimento. Amici e locali raccontano della facilità con cui si possano trovare droghe, specialmente funghetti allucinogeni e noi, che abbiamo a cuore la verità, ci siamo imbarcati per verificare questa notizia.

Dall’oblò dell’aliscafo guardo le onde. Sono malinconico, faccio partire la musica nelle cuffiette.
Un anno fa un aliscafo che percorreva questa stessa tratta è affondato. Sono morte 60 persone. Di fronte a me vedo un doppio patibolo e nessuna via d’uscita: la morte da annegamento o la distruzione dei miei neuroni sull’isola delle droghe.

Una volta sbarcati a Gili Trawangan, un nostro amico viene improvvisamente colpito dalla dissenteria.  Se anche voi vi sentite invincibili, provate a mangiare un burrito di Mahi Mahi (pesce tropicale)  in un ristorante messicano di Bali, poi ne riparliamo.

Fatto sta che per il resto della storia chiameremo il nostro amico “mister diarrea” o “dottor merda”.

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Troviamo una bella casetta indonesiana in affitto e lì lasciamo dottor merda a riposare, per dedicarci immediatamente e con tutte le forze alla ricerca della marijuana.
“Mahi Mahi piuuùù” gli diciamo, chiudendo la porta di legno.

Intimoriti dalla pena di morte, non chiediamo informazioni a nessuno e incominciamo a camminare, ben sapendo che se c’è della droga su quest’isola, noi la troveremo senz’altro.

Il paesaggio tropicale è interrotto da tratti di giungla.

Dopo mezz’ora di cammino lungo la costa ci ritroviamo al punto di partenza e, non essendo ancora strafatti, capiamo che l’isola è piuttosto piccola.
Continuiamo a camminare, il rumore dell’oceano in sottofondo e il caldo appiccicoso sulla pelle, convinti che riusciremo nella nostra impresa.

“Regà”

“Ao”

“Regà siamo salvi!”

A un centinaio di metri da noi, piantata nella sabbia, si staglia l’insegna del “Marley’s Bar”.
15 secondi dopo siamo sdraiati su dei lettini a bere latte di cocco mentre il nostro nuovo amico, un rasta alto due metri che sembra Snoop Dogg, si è allontanato per andarci a prendere dell’erba.

“Aaaah, che bello”

Sono più in ansia di un bambino piccolo in fila alle giostre e, dopo uno o due minuti, inizio seriamente a preoccuparmi per il ritorno del rasta.
Cerco di rilassarmi guardando l’oceano ma quando si inizia a desiderare così tanto qualcosa non c’è più niente da fare se non ottenerla.

Questo “qualcosa” dovrebbe essere verde, invece è piuttosto marrone, ma in questi casi non fa differenza. La busta è piena di foglie, l’erba è fresca di pianta. Saranno 20 grammi.
Forti del potere economico della nostra moneta occidentale liquidiamo il rasta con 20€.
Tiro fuori le mie OCB nere da fumatore di drum e ne giriamo una a testa, senza tabacco.

Aspiro.
L’odore dell’erba si mescola a quello della salsedine, il sole mi batte addosso e lo scrosciare dell’oceano si ripete all’infinito, potente.
Il famoso momento perfetto.
Siamo degli edonisti di bassa lega.

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Penso al povero mister diarrea, da solo a casa a pentirsi di essere nato.

“A me non sta facendo niente” dice mio fratello.
Lui parla sempre troppo presto. Ora se anche incominciassimo a parlare del pessimismo cosmico leopardiano o della sostenibilità economico-finanziaria di una fabbrica di bulloni, non riuscirebbe a togliersi quel sorriso ebete dalla faccia, né a trattenere la ridarella.

Finita la canna ne facciamo un’altra.
Finita l’altra capiamo che qualcuno dovrà accollarsi la busta con l’erba in giro per il villaggio, fino a casa.

Così decidiamo di rimetterci ad un metodo infallibile e universalmente riconosciuto: la conta.

Sono uscito io.

Impreco. Penso alla pena di morte.

Sono fatto. Non penso neanche per un attimo a lasciare qui la nostra erba.

Il dottor merda deve fumare, cascasse il mondo. La mia missione è giungere a casa con l’erba, possibilmente senza essere fucilato prima.
Non ci beccheranno mai, è impossibile.

Prendo la busta e me la infilo nelle mutande.
Petto nudo, maglietta infilata nel costume, hawaianas gialle ai piedi, “new era” rigirato, camminata a papera e occhi rossi.
Si parte.

Tra il caldo e l’ansia sto sudando come un cane.
Sarei pronto a giurare che tutti gli indonesiani che passano stiano guardando verso le mie mutande e che sia pieno di guardie travestite da cespugli.
Ad ogni “fratè, le guardie!” quasi mi viene da piangere, un po’ perché continuo a cascarci e un po’ perché capisco di essere preso per il culo vigliaccamente.

L’isola è talmente piccola che le guardie nemmeno ci sono  – “cazzo, un porto franco!” – , ma questo l’abbiamo scoperto solo dopo quella dannata sudata.

Sporco di terra varco la porta di casa trionfante, tiro l’erba sul pavimento e corro ad abbracciare mister diarrea.
A quanto pare mister diarrea sta troppo male e non ha nemmeno voglia di fumare, i miei finti propositi d’altruismo sono ormai distrutti e decido di girare una canna per me.

Esco nel piazzale sterrato davanti casa, mi siedo a terra, nel piccolo gazebo intessuto di piante e guardo gli alberi della giungla.
Incomincio a fumare e, a mano a mano, i mosquitos che mi punzecchiano si fanno più fastidiosi.
Sento il muezzin che urla per richiamare i fedeli alla preghiera.
Attraverso l’incannucciata vedo i musulmani camminare verso la moschea.

Sono solo.

Io e la mia erbaccia marrone.

P.S. : La storia narrata è reale e il “dottor merda” è un personaggio realmente esistito e attualmente in vita ma, purtroppo, un po’ scorbutico. Ci ha vietato di pubblicare il suo nome o foto del suo volto.