DROGATI DI SMARTPHONE

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Siamo una generazione telefono e social-dipendente.

Partendo dal presupposto che non è mai il mezzo in sé a costituire il problema ma l’uso che se ne fa, le ricerche in ambito psicologico e le statistiche riguardo il tempo che passiamo online e la qualità dei contenuti che  visualizziamo, fotografano una generazione iper-connessa, ma sempre più dissociata.

SMARTPHONE

Gli adolescenti, ovviamente,sono in prima linea  nella sperimentazione delle nuove frontiere tecnologiche, i più attratti e confidenti in questo universo digitale a portata di palmo.

Da un indagine condotta dalla Sip, la Società italiana di pediatria, svolta su un campione nazionale rappresentativo di 2.107 studenti adolescenti, l’impressione  che emerge dalle cifre è che i giovani si sentano sempre più compressi e insoddisfatti nel mondo reale, mentre i loro riferimenti positivi e d’ispirazione vivono e si sviluppano  in gran parte in quello online.

Il 12,5% dei ragazzi fra gli 11 e i 18 anni controlla Facebook come primo pensiero mattutino, un po’ come la sigaretta per i fumatori incalliti di vecchia data. Ma non solo. Il social e lo smartphone, nel 40% del campione studiato, accompagnano i ragazzi durante tutta la giornata, fino al letto e ai messaggi della buonanotte. Si tratta tra l’altro di numeri i continua crescita.

I programmi di messaggistica istantanea, come ad esempio Whatsapp, risultano quelli più usati e scaricati, quelli di cui davvero non potremmo più fare a meno, in quanto sono diventati la spina dorsale delle nostre relazioni sociali.

LIKE DRUG

Se da un lato l’immenso e sconfinato universo di internet ci apre strade di conoscenza e conoscenze quasi illimitate, secondo i pediatri italiani “l’ubriacatura” da social condurrebbe infatti ad aspettative e atteggiamenti compulsivi e contraddittori.

Per esempio, chi frequenta più di tre piattaforme manifesta una tendenza più spiccata a mettere in atto comportamenti a rischio, non solo online, ma anche nella concezione di sé. È comprensibile: se cambia lo specchio in cui ci riflettiamo, cambiano anche le aspettative e le dinamiche che ci rappresentano.

Nella maggior parte dei casi infatti, proprio chi frequenta più assiduamente del semplice “giro di cazzeggio”  i social network, è quasi sempre insoddisfatto della propria vita reale, tanto da voler rendere quella virtuale più vicina possibile al proprio immaginario ideale. La differenza con chi frequenta un solo social, o nessuno, è che queste preoccupazioni appaiono in maniera largamente inferiore.

Giovanni Corsello, presidente della Sip, ha anche sottolineato come per i genitori  “vecchio-stampo” sia difficile interagire con i loro figli hi-tech: La stragrande maggioranzaa stragrande maggioranza degli adulti non ha idea di come si sviluppa la socialità sui nuovi social network – ha commentato – di come si strutturano le relazioni e non conosce il linguaggio utilizzato. In questo contesto parlare di controllo non ha più molto senso. Le nostre risorse per prevenire comportamenti a rischio sono il dialogo, l’ascolto, l’etica comportamentale che noi adulti di riferimento abbiamo insegnato ai figli. I quali prima di essere adolescenti sono stati bambini”.

L’indagine della Sip infatti ha registrato per la prima volta, dopo anni di risultati positivi,  un calo generalizzato di fiducia nei confronti di genitori ed amici, così come è in calo la tendenza a costruire solidi rapporti  a base fissa.

BANKSY SMARTPHONE

Come detto, non è mai il mezzo in sé a costituire il problema, sarebbe quindi riduttivo puntare semplicemente il dito  e demonizzare i social network e le nuove piattaforme tecnologiche.

Bisognerebbe invece prendere coscienza di quanto queste connessioni possano essere al tempo stesso molto utili a riempire i vuoti della nostra curiosità  quanto pericolose, per limitarci a farne un uso che non ci alieni e non ci distragga dalla ricerca di sensazioni ed emozioni vere, reali, che ci permettano la piena conoscenza e il giusto apprezzamento della nostra persona, più che dei nostri profili online.

Abbiamo in mano il mondo eppure siamo sempre più soli.

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