La Repubblica dell’Ultimo Banco: pubblica istruzione contro pubblica distruzione

molotov

La Repubblica dell’Ultimo Banco.

La terra felice.

Il porto franco delle scuole.

Lontano dalla legge, dall’autorità, dalle regole e da ogni forma di obbligo.

Tutto questo e molto altro è ed è stato per gli studenti fuori dalle righe, gli indisciplinati e irrequieti, l’ultimo banco.

Fin dal primo giorno del primo anno di scuola alcuni ragazzi hanno preso una decisione dalla quale non si torna indietro: disconoscere l’ordine costituito e associarsi alla Repubblica dell’Ultimo Banco, una scelta rivoluzionaria e coraggiosa.
Professori, genitori e compagni di classe per bene hanno tentato in tutti i modi di farli recedere dalla propria posizione, ma tutto è stato inutile.

Una volta affiliati alla R.U.B. non se ne esce se non nel giorno della propria morte.
E una questione antropologica. Come guardie e ladri, buoni e cattivi, vegani e carnivori.

“Gli ultimi saranno i primi” diceva un simpatico signore con la barba (e non parliamo di Babbo Natale).

gesu-occhiolino

Tutti i ragazzi agitati della R.U.B. hanno lasciato il segno nella storia una volta raggiunta la maggiore età; da Machiavelli a Kurt Cobain, da Giulio Cesare a Robert Gilmour.

Si sa, la ribellione è sintomo d’intelligenza, disapprovare l’autorità costituita significa avere uno sguardo critico sul funzionamento delle cose.

Attaccare il chewingum sui capelli della compagna di classe piagnucolona, nascondere gli occhiali al secchione, giocare agli animali della fattoria durante la spiegazione di matematica, falsificare firme. Tutti atti eroici e rivoluzionari che meritano di essere ricordati.

Quando la prof. di Arte grida: “Non ce la faccio più!” quello è il momento di ballare sui banchi facendo il verso dell’indiano con la bocca.

Quando la prof. di matematica urla: “Chi ha nascosto la lavagna!?” quello è il momento di gridare: “La prof. di Italiano!”

Quando la compagna di classe secchiona dice: “Voglio seguire, state zittiii!!” quello è il momento di dire: “Scusa non lo faccio più” urlando più forte di prima.

Quando la preside fa installare il busto di Leopardi all’entrata di scuola quello è il momento di sviscerare la propria vena artistica e disegnare un paio di baffi col pennarello.

gioconda-baffiQueste sono le regole.
E soltanto quando la prof. di Scienze entrerà in classe una mattina e non troverà nessuno, allora soltanto sarà giunto il momento di fare silenzio, altrimenti scoprirà che siete tutti nascosti nel bagno.

Laddove finisce la pubblica istruzione incomincia la pubblica distruzione e a meno che la prof. di matematica non sia una neonazista maniaca della disciplina la R.U.B. farà baldoria.

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