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SIAMO POST-UMANI. NON ABBIAMO PIU' IL CORAGGIO DI AMARE
Ultimo Banco 21-02-2017 59

Quest’articolo non parla di niente, perché non c’è niente di cui parlare.

Un proverbio arabo dice: “Parla soltanto quando sei sicuro che ciò che dirai è più bello del silenzio”

E allora perché parlare di niente?

Il silenzio ci mette a disagio, forse perché ci sembra che gli altri possano ascoltare i nostri pensieri o, magari, proprio perché siamo noi ad ascoltarli.

La rete non è mai in silenzio. La società non è mai in silenzio. I vostri cani non fanno mai silenzio.

Le chiacchiere sterili ci hanno rubato il silenzio. Non abbiamo nulla da dire ma parliamo lo stesso, incessantemente manifestiamo il bisogno di comunicare, nel tentativo di salvarci da noi stessi.

Siamo figli del disincanto.

Non crediamo più in niente, non speriamo più in niente, se non nel fatto che un’altra giornata possa arrivare al termine senza che si provi dolore.

Siamo anestetizzati.

Siamo post-moderni, post-rock, post-adolescenti e se parliamo aspiriamo soltanto alla post-verità.
Siamo arrivati dopo, ma dopo cosa?
Dopo la vita.
Abbiamo dimostrato che tutti gli altri hanno fallito, che si sbagliavano, ma non abbiamo la forza di andare oltre l’errore o non vediamo orizzonti delinearsi davanti ai nostri occhi.

Adesso è tardi, non possiamo tornare indietro né andare avanti, siamo incagliati in un punto morto.

Siamo post-nichilisti: abbiamo superato anche il nulla, senza per questo arrivare da nessun’altra parte; abbiamo capito che non ci sono risposte e quindi abbiamo smesso di chiedere, ci siamo rassegnati allo scorrere del tempo, sempre più veloce e sempre più lento.

Siamo saturi di impressioni, ricerchiamo soltanto l’originale, l’assurdo, il nuovo; in ogni momento siamo ancora stanchi di qualcosa e la facciamo a pezzi e la gettiamo via.

La globalizzazione ci ha rubato la curiosità.

La noia ci ha rubato le parole.

L’economia ci ha rubato il futuro; ma come si può avere un futuro senza credere in esso?

Non abbiamo più il coraggio di amare.

Come possiamo oltrepassare un ostacolo che è parte di noi?
La fede nei vessilli ci ha condotto alla sconfitta, la fede in Dio all’annullamento e la fede nell’uomo all’orrore.
Ogni cosa ha fatto il suo corso: ciò che è sopravvissuto a sé stesso ha comunque avuto modo di fallire con il tempo.

Dobbiamo tornare a credere in qualcosa e, se non ci è dato nulla in cui credere, possiamo pur sempre tornare a credere in noi stessi, nei nostri sentimenti, nelle nostre idee, ma anche nelle nostre debolezze.

Coltiviamo nuovamente il pensiero e le relazioni, lasciando che la saliva elida il sapore della disfatta.

Riprendiamoci la nostra umanità e la nostra quotidianità: abbandoniamo le stelle e concentriamoci sui fiori che crescono ai nostri piedi.

Amerò se potrò, altrimenti odierò controvoglia.

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