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LABADESSA E L'APP DELLO STUPRO
Gianfranco Maselli 02-02-2018 401

“Dovrebbero inventare una app per smartphone che se vedi una ragazza carina in metropolitana e te ne innamori ti dice chi è, quanti anni ha, poi la addormenta e ti fa fare sesso con lei.”

Ero indeciso se scrivere un articolo su Francesco Monte che porta la droga sull’ Isola dei Famosi o sulle sigarette elettroniche che sballano il DNA, ma poi mi sono ricordato di questo post di Labadessa e della gentaglia accorsa per far gran chiasso sui social attorno a lui

Improvvisamente ho capito come, forse, c’era qualcosa di più nocivo dell’isola dei Famosi nell’aria degli ultimi giorni.

Mattia Labadessa, 24 anni, noto fumettista italiano che negli ultimi anni ha guadagnato parecchia notorietà su Facebook con le vignette di un piccione rosso, stile hipster in maglione di flanella che si rotola in quotidiani e a volte discutibili dubbi esistenzialisti, si è lasciato andare ad una bischerata che ha certamente un peso più grave di quanto possa sembrare.

Seguendo il filone ironico delle “app improponibili”, già protagonista di molte vignette e post dell’autore, Labadessa ha immaginato, per scherzo, l’esistenza di un‘ applicazione che ti permetta di far addormentare le ragazze adocchiate in metro e farci sesso.

Praticamente stiamo parlando di postulare ironicamente un' "app dello stupro" in piena regola in un post che, sconvolgendo l’immaginario collettivo social giovanile, finisce per ridisegnare completamente l’immagine di un fumettista fino a pochi giorni fa apprezzato, strappando di dosso al piccione il maglione giallo e sostituendolo con un “rassicurante” impermeabile color cammello da molestatore seriale.

Opinione pubblica, fan o semplici passanti atratti dal vociare o trovatisi a bazzicare da quelle parti rabbrividiscono attoniti.

Accorrono soprattutto pischelle fangirls deluse, giovani donne e signore stagionate che rincarano la dose di ammonimenti sul secondo post del giovane Mattia, per alcuni ancor più grave del primo incriminato e cancellato dopo poche ore dall'artista stesso, colpito conseguentemente da un ban di 24 ore da Facebook.

Qui, rendendosi conto di aver forzato un umorismo nero adatto a pochi palati, scrivendo una boiata pesante, sporca e fuori luogo quanto la sopraelevata di cemento sulla "bellissima" stazione Tiburtina, Labadessa cerca di tornare sui suoi passi facendo quello che naturalmente farebbe un ragazzo che ha appena detto una ca**ata grande e scomoda quanto un pezzo di tangenziale grigia e degradante che passa sopra una stazione: chiede scusa.

Precisa col cuore in mano che non stuprerebbe mai una ragazza, che non si trattava di un post pro-stupro ma semplicemente di un argomento ad oggi delicato trattato con troppa leggerezza e, aggiungerei io, con inesperienza e poca abilità comica.

Mentre qualcuno gli fa notare che avrebbe potuto evitare una battuta che ipotizza un’ app per addormentare le ragazze e farci sesso, postulandone tranquillamente una più democristiana sull’innamoramento, qualcun altro magico si sbraccia eccessivamente, lo mette alla gogna e litiga con altri scudieri che lo difendono altrettanto eccessivamente e lo accostano addirittura a Charlie Hebdo, con la stessa facilità con cui di Charlie Hebdo si erano dimenticati, rimanendo tuttavia pronti a riesumarlo all’occorrenza sui social.

La vicenda è così destabilizzante da poterci trarne il soggetto di nuovo episodio di Black Mirror..Signor Netflix prendi appunti per piacere.

Scrivere un post immaginando per scherzo un’app per addormentare le ragazze e farci sesso non vuol dire fare Black Humor ma confezionare un pacchetto di pessima ironia autodistruttiva.

Labadessa, evidenziando la sua inesperienza, ha scoperchiato un vaso di Pandora più grande di lui contenente una questione delicatissima che, toccando il tema fragile della violenza sulle donne, quello della libertà di parola e, conseguentemente, quello della viscida gogna mediatica, meriterebbe in realtà d’essere snocciolata a pieno, in un quantità di parole ben maggiore delle 700 contenute in questo articolo.

Un bravo fumettista ma un pessimo comico è finito per assurgere a momentaneo simbolo della discussa e viscida “Cultura dello Stupro” che attanaglia il nostro paese e diventare un veicolo occasionale in cui l’intero popolo dei social ha incanalato la propria indignazione, un popolo ancora incapace di affrontare civilmente questioni calde come questa.

A prescindere dalla ca**ata pesantemente inaccettabile di Labadessa e dalla sua app per addormentare le ragazze e farci sesso ci si chiede:

Si può scherzare su un argomento come lo stupro? Io dico si, purché sia fatto nel giusto modo.

Una persona come Mattia Labadessa è stato in grado di farlo? Assolutamente no.

Siamo pronti in Italia per ironizzare su temi come lo stupro, la pedofilia, l’omosessualità con la stessa spigliata leggerezza e professionalità di comici americani come Louis CK, Sarah Silverman e Dave Chappelle? Vi invito a cliccare su ognuno di questi nomi per capire di cosa sto parlando.

In un paese in cui, da sempre, la stampa e i media “sono liberi MA” potrebbe profilarsi un futuro di libertà di parola assoluta su argomenti così difficili e delicati?

Potrebbe esistere un avvenire sufficientemente popolato da comici coscienti e abili nel toccare nel modo giusto argomenti così fragili da permettere l'applicazione effettiva di questa libertà assoluta?

Potrebbe esistere un paese abitato da un pubblico abbastanza maturo da fruire di una comicità del genere nel modo più opportuno, senza tramutare un dibattito in una condanna da Ancient Regime? 

Distinti Saluti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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