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Manifesto Anti-Aborto a Roma: No Grazie
Caterina Deidda 15-05-2018 8
 
Il 22 Maggio 1978 in Italia entra ufficialmente in vigore, dopo apposito referendum, la legge sull'aborto. In questi giorni a meno di una settimana dal quarantennale dell'entrata in vigore della legge 194, come margherite sono iniziati a spuntare Manifesti anti aborto a Roma.
 
I manifesti anti-aborto provocatori, recitano "L'ABORTO È LA PRIMA CAUSA DI FEMMINICIDIO NEL MONDO" e sullo sfondo una fantastica pancia al nono mese di gravidanza che, in teoria, dovrebbe puntare a far sentire in colpa le donne che, nel rispetto dei loro diritti, decidono di non portare a termine la gravidanza.
Il direttore di CitizenGo, Filippo Savaresi, in un'intervista sui manifesti anti aborto a Roma, ha dichiarato che, oltre ai femminicidi commessi in Italia che vengono effettivamente condannati dall'opinione pubblica e dalla legge, la prima vera causa di morte per milioni di bambine (così come di bambini) nel mondo, è proprio l'aborto, gettando anni ed anni di battaglie e manifestazioni, nonché la legge 194 sul diritto all'aborto, fuori dalla finestra.
 
I manifesti anti aborto a Roma hanno creato stupore e scalpore, rimbalzando sui social network come schegge impazzite.
 
In pratica, secondo il manifesto anti aborto di Roma, le donne che per i più svariati motivi e in accordo con i loro diritti scelgono l'interruzione di gravidanza, sarebbero colpevoli di femminicidio alla stregua di chi, brutalmente, soffoca a mani nude la compagna perché colpevole di una relazione extraconiugale.
 
Certo, non fa una piega.
 
L'autore del manifesto anti aborto di Roma si giustifica dicendo che il manifesto non è volto a condannare le donne che praticano l'aborto o a salvare dalle fiamme roventi dell'inferno quelle che stanno per compierlo, ma per far comprendere che le prime persone a stare male a causa dell'aborto, oltre le creature, sono le donne stesse sia da un punto di vista fisico che psicologico, come se queste non prendano la decisione in maniera già abbastanza sofferta.
 
 
Delicatissimi.
 
Le lamentele che hanno messo alla gogna i manifesti anti aborto di Roma non hanno tardato ad arrivare.
 
"LA RAGGI LO RIMUOVA" gridano donne e uomini, nonché madri, nonni e zii e altri personaggi noti.
Selvaggia Lucarelli, Rebel Network e la senatrice Monica Cirinnà, sono solo alcuni dei nomi che, unendosi al coro, affermano che è vile e vergognoso strumentalizzare il femminicidio per una campagna che va contro i diritti delle donne. 
Il Manifesto anti-aborto  di Roma deve sparire.
 
Purtroppo, CitizenGo ha annunciato che dopo il manifesto anti-aborto, assisteremo ad altre provocazioni del genere, come la "MARCIA PER LA VITA" che porterà agli occhi di tutti la "realtà" sull'aborto. 
No, non parlano del fatto che sia un diritto nonché una legge votata il 22 Maggio 1978 con un referendum nazionale....
Eppure, se vogliamo in qualche modo tutelare il meraviglioso manifesto anti aborto di Roma, lo possiamo fare, specie per il suo carattere femminile, ponendo in primo piano una vera piaga mondiale di cui l'Italia, per fortuna, non è protagonista: l'aborto selettivo.
 
Quest'ultimo, in paesi come la Cina, l'India o l'Africa rurale, dove spesso ci si macchia anche di femminicidio infantile, esiste, e colpisce i paesi in cui, regimi totalitari, povertà e cultura, fanno della femmina solo un peso e un costo per la famiglia, al contrario dei maschi che invece rappresentano la forza lavoro.
 
È dunque questo che CitizenGo avrebbe dovuto far trapelare dal suo manifesto anti-aborto, non andando contro un diritto e una legge (entrati in vigore come deterrenti degli aborti clandestini causa di numerose morti) ma contro mentalità e realtà che non ci appartengono.
Forse per CitizenGo la cosa migliore sarebbe, invece che creare inutili manifesti anti-aborto e spargerli per Roma, aiutare le Ong attive in paesi dove vige l'aborto selettivo a valorizzare il ruolo e la persona delle bambine presso famiglie e donne in dolce attesa. 
 
Con i manifesti anti aborto di Roma sono certa ci si potrà fare altro.
 
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