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STORIE VERE DAL GIORNO DELLA MEMORIA
Caterina Deidda 25-01-2018 179

Attenzione: i fatti narrati corrispondono esattamente agli avvenimenti reali. I nomi dei protagonisti sono stati modificati per motivi di privacy.

27 Gennaio 1945, il campo di concentramento di Auschwitz, istituito da Adolf Hitler, viene liberato.

E' l'inizio della fine di una pagina di storia che ha sconvolto il mondo.

Oggi, 27 Gennaio 2018, dopo 73 anni, come ogni anno si celebra il giorno della memoria, per commemorare le vittime dell'Olocausto, e si ascoltano i ricordi e le testimonianze dei pochi sopravvissuti ancora in vita, nella speranza che la memoria non vada perduta, perchè è allora che la storia è pronta a ripetersi.

Anche noi di LSD, nel giorno della memoria, ci uniamo al ricordo, ascoltando e riporatando la testimonianza di chi vive il giorno della memoria, da 73 anni, con lo stesso dolore.

Storie vere dal giorno della memoria.

Olga ha solo 8 anni quando la guerra la raggiunge.

Non sa spiegare come si sente, non sono cose che si dovrebbero chiedere a una bambina. Sa che la madre sta infilando in un borsone tutte le cose di valore che trova per casa che, in un futuro ormai vicino, saranno facili da rivendere. Sa che suo padre è in guerra. Non sa che il motivo per cui la madre piange ogni notte è che il padre è morto anni prima, a causa di un infarto.

In quella sera di Settembre del 1943, Olga lascia la sua bella casa di Merano.

La madre è ebrea, un'ebrea di Praga, e, in quegli anni, Hitler non vedeva di buon occhio gli ebrei.

Olga sa che la discendenza ebraica si trasmette per via femminile, quindi, anche lei è ebrea e degna dei campi di concentramento in Polonia. Non conta molto se suo padre fosse un fascista, se la madre, sposandolo, si fosse convertita al cattolicesimo. Rimane e rimarrà per sempre una "sporca ebrea".

Da Merano arrivano a Firenza nella stessa notte, e lì cercano di vendere quei beni di famiglia che garantiranno di affrontare un altro viaggio, e subito si riparte per Perugia, dove vi è un collegio per orfani di medici: la madre ha deciso di nascondere Olga lì, per provare a farla sopravvivere a ciò che sa essere IL MALE.

Le dice :

- Non parlare in tedesco, mai. Non dire chi sono io, solo chi era tuo padre! -

Lo stesso padre che Olga aspetta ancora ritorni dalla guerra...

Alla stazione di Perugia, il lattaio di Merano, un SS, le riconosce: hanno comprato per anni il latte e il pane da lui, sa perfettamente che sono ebree.

Olga viene lasciata in collegio, e sua madre sparisce. Adesso deve trovare un posto dove nascondersi: Olga, in Italia, ha solo lei. Gli altri parenti sono tutti a Praga. Una sua amica, vedova di un americano, accetta di nasconderla, e così passano gli anni. Anni lunghi, in cui Olga pensa che la madre sia morta.

Ma la madre è ancora viva e, nel 1945, alla fine della guerra, finalmente si possono riabbracciare. Olga è così cresciuta, e sua madre è così cambiata... Si è tinta i capelli, è dimagrita, ha perso tutta la meraviglia che emanava quando era una cantante lirica; adesso fa la domestica.

La loro casa di Merano è stata sequestrata e la loro famiglia a Praga... oh beh, la loro era una famiglia così numerosa: la nonna di Olga era la diciassettesima di 18 figli... Ad Olga fa specie che non sia rimasto più nessuno, che siano tutti morti ad Auschwitz, nel campo di concentramento. 

Piange, piange tanto, pensando che il dolce sorriso della sua nonna si è spento per sempre nelle camere a gas, così come la tosse roca del nonno, il lamentoso pianto della sua cuginetta Joanna e l'allegra risata dello zio Otto.

Ma loro sono vive e la vita non si ferma.

Sua madre negli anni, purtroppo, non è riuscita ad andare avanti con la testa; si è fermata a quel Settembre del 1942: di notte urlava dagli incubi, di giorno piangeva. La pazzia, seguita dalla morte, la prese un giorno alla volta. La sentiva da quando le avevano detto che non era rimasto più nessuno.

Anche Olga, crescendo e razionalizzando, andò incontro a tante difficoltà, ma il destino fu più gentile con lei in seguito, nonostante, raccontandoci questa storia nel giorno della memoria, si percepisca ancora lo sforzo e il dolore che prova.

Ma sono le sue parole a darci la forza:

- Ciò che è successo è terribile e mostruoso, ma ho ancora paura quando sento persone che dicono: "Non è mai successo!". E' successo, e lo so bene, e per questo, per questa vergogna che il mondo si porta dietro, non si deve dimenticare. MAI. -

27 Gennaio 2018- Giorno della Memoria.

 

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