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LSD - Lo sapevi di… Bob Marley
Valerio Cianfanelli 27-01-2018 25

Archiviato il Club 27 per "LSD lo sapevi di.." è arrivato ora il turno di uno dei cantanti reggae più famoso ed apprezzato in tutto il globo: Bob Marley.

Dalla Giamaica il potere della sua musica si è espansa a macchia d’olio in tutto il mondo, così come i messaggi di pace e amore presenti nei suoi semplici testi.

Chi non lo conosce? Chi non ha mai sentito e cantato una sua canzone? Adesso però è il momento di entrare insieme alla rubrica “LSD - Lo sapevi di..” negli aneddoti, per alcuni, meno conosciuti a proposito della sua musica e della sua vita.

 

Robert Nesta Marley nasce a Nine Mile nel febbraio del 1945. Originariamente il suo nome, scelto dalla madre, doveva essere solo Nesta, ma per il funzionario dell’anagrafe risultava troppo femminile e consigliò di accostarci un altro nome e così Robert Nesta fù.

Successivamente da Robert si passerà a Bob ed è così che tutti lo conoscono. Bob era un bambino diverso da tutti gli altri giamaicani; la sua pelle aveva un colore diverso dal nero ‘ebano’ tipico di quelle popolazioni, questo perché suo padre era un soldato bianco del quale la madre si innamorò, ma che non rimase a lungo in Giamaica.

 

Per questo motivo il piccolo Marley era oggetto di scherno da parte degli altri bambini che lo vedevano molto diverso e lo chiamavano ‘mezzosangue’.

Ma c'era una cosa che lo valorizzava: secondo la madre Bob era in grado di predire il futuro da bambino semplicemente leggendo le mani delle persone che aveva davanti.

Una dote unica che lo aiutò a superare il gap della diversità. Malgrado questo l'unica previsione sul futuro esatta che si può riscontrare fu quando Bob disse: “Basta, smetto di predire il futuro e divento un musicista”. Previsione azzeccatissima!

 

In adolescenza Bob e la madre si trasferirono a Kingston per cercare fortuna più precisamente si trasferirono nel quartiere di Trenchtown, un ghetto governato dalla povertà e da condizioni di vita pessime. Questo segnò la carriera di Marley che descriverà quel quartiere in diverse canzoni.

Anche il nome della sua band, i the Wailers sarà ispirato dal ghetto di Trenchtown. Marley e compagni, Peter Tosh e Bunny Wailer, erano tutti provenienti da lì e scelsero quel nome perché gli abitanti di quel quartiere erano soliti lamentarsi di tutto e quindi erano degli ‘wailers’ ossia dei ‘piagnoni’.

 

A 21 anni Marley si sposò con Alpharita Constantia Anderson, meglio conosciuta come Rita, cantante delle ‘The Soulettes’ che conobbe sul lavoro. I due si frequentarono per molto tempo prima di mettersi insieme, la stessa Rita lo confesserà aggiungendo che Marley piaceva a molte ragazze ma era piuttosto timido.

A tutti è nota la scarsa fedeltà di Marley, Rita compresa, ed ebbe anche numerosi figli, ben 13 solo 3 dei quali erano frutto del matrimonio, più altri due che Marley riconobbe come suoi pur essendo figli di una precedente relazione di Rita.

Nonostante i numerosi tradimenti i due rimasero insieme fino alla morte di Bob.

Nel 1979 il manager di Marley Don Taylor decide che per il suo allievo era il tempo di farsi conoscere anche al di fuori della scena reggae e per l'occasione decise di farlo incontrare e incidere un pezzo con un astro nascente della musica pop, Prince, che da poco aveva raccolto grandi successi con ‘Purple Rain’.

Purtroppo questa collaborazione non andò a buon fine; la causa? Quando Marley arrivò a Los Angeles per incontrarlo, Prince si presentò a lui vestito solo di un perizoma leopardato.

Tutti conoscono la stravaganza di Prince, ma quella accoglienza non andò proprio giù a Marley che dopo pochi minuti di conversazione con il folletto del Minnesota decise di congedarlo ritornandosene da dove era venuto.

Una delle più grandi passioni di Marley, oltre la marijuana, era il calcio. A più riprese dichiarò che se non fosse diventato un cantante sarebbe stato un calciatore.

Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione”. Era molto competitivo, voleva sempre vincere e per la sua squadra sceglieva sempre i giocatori da lui reputati migliori.

Quando giocava non aveva un ruolo preciso, giocava con il semplice intento di divertirsi insieme ai suoi compagni.

 

Fu proprio a causa di un infortunio rimediato al piede durante una partita che Marley scoprì il melanoma che lo portò alla morte prematura.

Inizialmente si pensava che quella brutta ferita che aveva sull’alluce del piede destro se la fosse rimediata in un contrasto con un avversario che aveva tacchetti arrugginiti, ma in realtà la diagnosi era peggiore. Nonostante la scoperta del melanoma Marley decise di non curarsi, poiché l'unica cura sarebbe stata l’amputazione dell’alluce, impraticabile per motivi religiosi legati al rispetto dell'integrità del corpo.

 

Questo col tempo portò il melanoma maligno ad estendersi arrivando fino al cervello.

C'è chi racconta però che questa non sia la vera causa della morte di Marley e che sia morto in realtà per overdose, tesi screditata in lungo e in largo a causa delle numerose contraddizioni implicite in essa: il cantante amava troppo la vita per privarsene in tal modo ed inoltre la sua religione Rastafariana non gli avrebbe permesso abusi di droghe pesanti per lo stesso discorso per il quale non si fece curare dal melanoma

Morì l’11 maggio 1981 e fu seppellito nella campagna di Nine Mile, tornando nel suo luogo di origine; insieme a lui furono sepolti quattro semplici oggetti: una bibbia, una chitarra, un pallone ed una piantina di marijuana.

Si racconta che l'ultima frase di Marley fu rivolta al figlio Ziggy: “I soldi non comprano la vita”.

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